Due edizioni rinascimentali della Divina Commedia

 

La Divina Commedia

Dante Alighieri scrisse la Commedia tra il 1307 e il 1321, l’anno della sua morte. Difatti, completò l’opera poco prima di morire. Ma l’opera era già famosa e circolava sia in frammenti che in versioni complete, tanto che i fiorentini cantavano i suoi versi.

L’opera è divisa in tre cantiche: Inferno, Purgatorio, e Paradiso. Ognuna delle cantiche è composta da trentatrè canti, più uno all’inizio dell’Inferno. La Commedia narra il viaggio allegorico del poeta/pellegrino nell’aldilà e il titolo rispecchia il buon esito dell’opera. Ognuna delle cantiche ha una persona che guida Dante tra i mondi, Virgilio nell' Inferno e per buona parte del Purgatorio, e Beatrice per il Paradiso terrestre e per il Paradiso.

1555 e 1578

Le due edizioni che voglio esaminare sono del 1555 e del 1578: la prima fu pubblicata a Venezia dallo stampatore Gabriele Giolito (di Ferrara) e fu edita da Lodovico Dolce; la seconda fu stampata da Melchiorre Sessa a Venezia, fu edita da Francesco Sansovino. Sono dei personaggi noti agli studiosi della cultura della stampa rinascimentale. Queste edizioni presentano delle innovazioni; ad esempio, Lodovico Dolce aggiunse l'aggettivo "Divino" davanti al titolo dato dal poeta e Sansovino aggiunse un secondo commento nella sua edizione.

La differenza principale delle due edizioni sta nella loro diversa grandezza di formato. L’edizione del Giolito è più piccola, in quarto, mentre quella del Sessa con il commento di Cristoforo Landino e del Vellutello è in folio. L’ampio commento in queste edizioni offriva al pubblico lettore una versione autorevole e critica. In un mercato librario sempre più competitivo, era più facile vendere e comprare un volume del genere. Oltre al testo poetico, le annotazioni e i commenti offrivano una prospettiva storica dello sviluppo del testo dantesco, ma anche della lingua italiana. Dante era un classico nel Rinascimento anche se lo stile poetico del Petrarca era di moda. Il commento aveva certamente una funzione pratica, cioè di orientare il lettore in un testo pieno di riferimenti che gli erano sconosciuti. Inoltre, servendosi del commento di Cristoforo Landino l'editore sottolinea che la sua edizione faccia parte di una tradizione critica ben nota.

Un Esempio: Inferno

Le immagini usate nel primo canto sono interessanti. Sono simili in quanto comprimano diversi episodi. Dante non è raffigurato mentre confronta le tre bestie una dopo l'altra, bensì tutte e tre insieme. Gli illustratori vollero rappresentare il momento dell'incontro tra i poeti, forse il momento dal punto di vista letterario e storico più importante.  È possibile che l'artista del edizione 1555 abbia influenzato l'artista della edizione 1578? (le due immagini)

Il frontespizio dell'edizione del 1555 è semplice e non sembra presentare particolari problemi iconografici, mentre quella del Sessa è più complessa. La sua edizione è contrassegnata dal simbolo della famiglia Sessa in cima alla prima pagina del testo.  Il commento in quest'edizione circonda il testo, come nei codici medievali di tipo scolastico. Anche se il commento non occupi il centro della pagina, si capisce che il lettore può studiarlo. Fa parte, insomma, del viaggio intellettuale attraverso l'opera. Il lettore può sceglieres tra la semplicità del commento di Vellutello o la complessità delle osservazioni perspicaci di Landino. (i due testi)